Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

09 dic 2009

Oggi ho scoperto che "zorro" vuol dire volpe

Capita che uno si ritrovi nel buio del suo covo, dopo un viaggio di 8 ore in macchina in cui ha avuto tempo per riflettere su ciò che gli succede intorno.
Capita poi che questo tizio abbia voglia di buttar giù le conclusioni cui è arrivato, assecondando la deriva intimista che da qualche tempo ha preso lo spazio online che gestisce.
Vuole avere un po' di tempo per lui, stasera.
Una sola sigaretta nel pacchetto, tanto vale smezzarla con se stesso parlando un po'. Come Caino e Caino.
E allora via, a lanciare sull'home page del social network preferito la prima pietra di quello che sta per scrivere.
Vorrebbe parlare di come abbia dato un senso a un qualcosa, e di come esso sia racchiuso nei versi di una canzone:

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è


E ora che non è più così, comunica che è tornato a sfoggiare le sue ali nere e il suo mantello. Le voleva indietro da tempo, cazzo. 
Ma vorrebbe parlare anche dei soliti amici al solito tavolo, che si ritrovano stavolta in un'atmosfera diversa. Perchè per loro, con uno strano sincronismo, nell'ultimo anno tutto è cambiato. E ora che sono al giro di boa, lanciati a tutta velocità verso i trent'anni, riescono sempre meno a calmare la scimmia che hanno sulla spalla e che li tira dalla collottola. Quell'animale è lì a ricordargli, come in un vecchio pezzo del Martello degli Dei, che tutto ciò che è successo prima che si sedessero a quel tavolo (nel bene e nel male) è solo colpa loro. C'è chi cerca di cambiare ambiente, chi di attutire nel miglior modo possibile una caduta convinto di poter ricostruire su macerie, chi sulle macerie ha sparso sale ed è andato a costruire da un'altra parte, chi per ora è contento così. Tutti però cercano di darsi un senso, e questo si percepisce. E cambia l'atmosfera.
Insomma, è di questo che vorrebbe parlare.
La casella di testo è già aperta, tutto è pronto per una mezzora di sana scrittura intimista. Prima di cominciare però il tizio fa un ultimo passaggio sul social network, e scopre che qualcuno ha commentato la sua frase del vestito nero e del mantello.

- Oggi ho scoperto che "zorro" vuol dire volpe...

Il tizio ride, constatando come il candore di quest'informazione abbia spazzato via in un sol colpo il suo castello di similitudini e metonimie. L'intimismo è morto sul nascere dunque, affossato da riferimenti fuori luogo a eroi mascherati che riportano pace e giustizia nella Los Angeles seicentesca.
Ma forse è meglio così, dato che l'intento ultimo di ciò che aveva intenzione di scrivere era far passare un messaggio all'esterno. Cercare di far capire a qualcuno cui tiene, attraverso la sua esperienza, che non ha senso curar le foglie se gli alberi son morti. Ma forse la sua è solo un'ingerenza, ed anche se la storia gli ha insegnato che in certe situazioni ci si dovrebbe solo alzare e scappare, non può nè deve convincere qualcuno a farlo. Perchè ognuno ha il sacrosanto diritto di andare a sbattere, se ritiene che il gioco valga la candela. Convincere qualcuno del contrario sarebbe controproducente, oltrechè una perdita di tempo. Meglio offrire il proprio covo come buen retiro, se ce ne sarà bisogno.
Perchè certe cose lasciano il segno. Proprio come Zorro.


03 dic 2009

Col sole in fronte

Stasera sono stanco, come la solito la mezzanotte è passata senza che nemmeno me ne accorgessi e mi ritrovo qui a scrivere al vento. Potrei andarmene a letto, per provare per una volta l'ebbrezza di svegliarmi al mattino in uno stato non catatonico. Il problema è che il ritmo alzarsi - lavoro - cenare - letto va bene quando si è in debito d'ossigeno, per il resto credo sia solo la strada più breve per l'inaridimento. Per farsi succhiare dalla vita quotidiana.
Preferisco vivere così, in trincea, cercando metro dopo metro di rubare spazio al dormire; ritagliarmi con la forza tempo per seguire le mie cose, coltivare i miei interessi e (perchè no) farmi un po' di cazzi miei. Avere certi ritmi a volte risulta pesante, soprattutto quando si inizia a 22 anni e si realizza di essere entrati in un tunnel di cui non si vede l'uscita; sapendo benissimo che, anche alla soglia del mezzo secolo, la gente che come te vive con giacca e cravatta tatuate addosso si fa forse un culo doppio del tuo. Cazzo.
Nessuno me lo ha imposto, e anzi è stata una mia scelta convinta; a volte però mi ritrovo a pensare all'ossimoro continuo insito nella contraddizione di svolgere un lavoro che ti spinge a cercare sempre e comunque la concretezza dei margini di guadagno, e avere una personalità che tende all'effimero e all'immaginazione. All'inizio le due componenti cozzavano tra loro, dopodichè si sono creati i presupposti per una reciproca convivenza. Tirare tardi, a volte anche forzandomi, è condizione necessaria per mantenere questo equilibrio. In fin dei conti, non è lavorare che mi fa paura: lo faccio ogni giorno per 12 ore, salvo picchi in cui si passa anche la serata a smadonnare su grafici e tabelle. A farmi paura è il modello di vita "Dio, Patria e Famiglia". La routine. La TV alla sera, la passeggiata al Sabato in centro, la noia. Arrivare a quarant'anni, guardarmi indietro e dire: "Che cazzo ho fatto fino ad ora?"
No.
Non è un tema di esperienze che si fanno, conosco gente che non è mai uscita dalla sua città ma che è ben più interessante di alcuni che hanno passato la vita a viaggiare. E' un tema di apertura mentale, di atteggiamento. Non dico neanche che il mio approccio sia il migliore possibile, ma è questo. Punto.
Dunque, non posso fare altro che impegnarmi per mantenere aperto lo spiraglio che mi permette di essere più tranquillo; di non chiudere gli usci all'avventura, come invece ha fatto qualcuno per poi raccontarlo in una tristissima canzone. La serenità dell'instabilità. Potermi immaginare tra 5 anni in un altro posto e in un alto contesto. Sapere di avere delle porte aperte, anche se poi magari non le varcherò mai.
Non sono una persona quadrata, ormai è troppo tardi per diventarlo nè mi interessa. Sono un poligono irregolare i cui lati compenetrano per osmosi quello che hanno attorno. Sono disordine, sregolatezza, contraddizione. Un confusionario con le idee chiare.

Ma ora basta con questo post "Caro diario", come Nemesi chiama i miei sfoghi (salvo poi contattarmi tutta contenta dopo averne letto qualcuno: "Che bello, almeno per te sono un rettore di una scuola...").
E pensare che stasera ero passato di qui per parlare di viaggi, dei prossimi posti in cui vorrei che Zia Suzi prima o poi mi portasse. Chi è Zia Suzi? La mia moto. Perchè si chiama così? Beh, Suzi perchè è una Suzuki e sopra i 7.000 giri urla come Suzi Quatro (se non avete presente, andate a vedere QUI); Zia perchè è un'anziana signora un po' sovrappeso, che per darmi kilometri di strada da mangiare consuma un sacco di olio...
L'estate scorsa ha portato il sottoscritto e il Cunctator fino alle colonne d'Ercole comportandosi egregiamente per oltre 5.000 kilometri, tanto da farmi prendere in considerazione prima o poi di attaccare Capo Nord. Ma questa è un'altra storia, e per stasera (nel frattempo diventata mattina) abbiamo già dato.