Un viaggio da duri e puri

Da Milano a Tarifa e ritorno in sella a una Suzuki GSXF-750.

Maroòn Five

La pagina ufficiale dei Maroòn Five, la band rock meno talentuosa di tutti i tempi.

Club Atlètico Boca Jouer

La squadra di calcio a 7 inconsciamente patrocinata da Claudio Cecchetto.

Movie Mash Up

Cosa scaturirebbe dalla fusione delle sceneggiature di alcuni tra i film più famosi di tutti i tempi? Probabilmente qualcuna di queste stronzate!

I racconti dell'appartamento

Non i soliti aneddoti di studentelli fuorisede.

09 dic 2009

Oggi ho scoperto che "zorro" vuol dire volpe

Capita che uno si ritrovi nel buio del suo covo, dopo un viaggio di 8 ore in macchina in cui ha avuto tempo per riflettere su ciò che gli succede intorno.
Capita poi che questo tizio abbia voglia di buttar giù le conclusioni cui è arrivato, assecondando la deriva intimista che da qualche tempo ha preso lo spazio online che gestisce.
Vuole avere un po' di tempo per lui, stasera.
Una sola sigaretta nel pacchetto, tanto vale smezzarla con se stesso parlando un po'. Come Caino e Caino.
E allora via, a lanciare sull'home page del social network preferito la prima pietra di quello che sta per scrivere.
Vorrebbe parlare di come abbia dato un senso a un qualcosa, e di come esso sia racchiuso nei versi di una canzone:

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è


E ora che non è più così, comunica che è tornato a sfoggiare le sue ali nere e il suo mantello. Le voleva indietro da tempo, cazzo. 
Ma vorrebbe parlare anche dei soliti amici al solito tavolo, che si ritrovano stavolta in un'atmosfera diversa. Perchè per loro, con uno strano sincronismo, nell'ultimo anno tutto è cambiato. E ora che sono al giro di boa, lanciati a tutta velocità verso i trent'anni, riescono sempre meno a calmare la scimmia che hanno sulla spalla e che li tira dalla collottola. Quell'animale è lì a ricordargli, come in un vecchio pezzo del Martello degli Dei, che tutto ciò che è successo prima che si sedessero a quel tavolo (nel bene e nel male) è solo colpa loro. C'è chi cerca di cambiare ambiente, chi di attutire nel miglior modo possibile una caduta convinto di poter ricostruire su macerie, chi sulle macerie ha sparso sale ed è andato a costruire da un'altra parte, chi per ora è contento così. Tutti però cercano di darsi un senso, e questo si percepisce. E cambia l'atmosfera.
Insomma, è di questo che vorrebbe parlare.
La casella di testo è già aperta, tutto è pronto per una mezzora di sana scrittura intimista. Prima di cominciare però il tizio fa un ultimo passaggio sul social network, e scopre che qualcuno ha commentato la sua frase del vestito nero e del mantello.

- Oggi ho scoperto che "zorro" vuol dire volpe...

Il tizio ride, constatando come il candore di quest'informazione abbia spazzato via in un sol colpo il suo castello di similitudini e metonimie. L'intimismo è morto sul nascere dunque, affossato da riferimenti fuori luogo a eroi mascherati che riportano pace e giustizia nella Los Angeles seicentesca.
Ma forse è meglio così, dato che l'intento ultimo di ciò che aveva intenzione di scrivere era far passare un messaggio all'esterno. Cercare di far capire a qualcuno cui tiene, attraverso la sua esperienza, che non ha senso curar le foglie se gli alberi son morti. Ma forse la sua è solo un'ingerenza, ed anche se la storia gli ha insegnato che in certe situazioni ci si dovrebbe solo alzare e scappare, non può nè deve convincere qualcuno a farlo. Perchè ognuno ha il sacrosanto diritto di andare a sbattere, se ritiene che il gioco valga la candela. Convincere qualcuno del contrario sarebbe controproducente, oltrechè una perdita di tempo. Meglio offrire il proprio covo come buen retiro, se ce ne sarà bisogno.
Perchè certe cose lasciano il segno. Proprio come Zorro.


03 dic 2009

Col sole in fronte

Stasera sono stanco, come la solito la mezzanotte è passata senza che nemmeno me ne accorgessi e mi ritrovo qui a scrivere al vento. Potrei andarmene a letto, per provare per una volta l'ebbrezza di svegliarmi al mattino in uno stato non catatonico. Il problema è che il ritmo alzarsi - lavoro - cenare - letto va bene quando si è in debito d'ossigeno, per il resto credo sia solo la strada più breve per l'inaridimento. Per farsi succhiare dalla vita quotidiana.
Preferisco vivere così, in trincea, cercando metro dopo metro di rubare spazio al dormire; ritagliarmi con la forza tempo per seguire le mie cose, coltivare i miei interessi e (perchè no) farmi un po' di cazzi miei. Avere certi ritmi a volte risulta pesante, soprattutto quando si inizia a 22 anni e si realizza di essere entrati in un tunnel di cui non si vede l'uscita; sapendo benissimo che, anche alla soglia del mezzo secolo, la gente che come te vive con giacca e cravatta tatuate addosso si fa forse un culo doppio del tuo. Cazzo.
Nessuno me lo ha imposto, e anzi è stata una mia scelta convinta; a volte però mi ritrovo a pensare all'ossimoro continuo insito nella contraddizione di svolgere un lavoro che ti spinge a cercare sempre e comunque la concretezza dei margini di guadagno, e avere una personalità che tende all'effimero e all'immaginazione. All'inizio le due componenti cozzavano tra loro, dopodichè si sono creati i presupposti per una reciproca convivenza. Tirare tardi, a volte anche forzandomi, è condizione necessaria per mantenere questo equilibrio. In fin dei conti, non è lavorare che mi fa paura: lo faccio ogni giorno per 12 ore, salvo picchi in cui si passa anche la serata a smadonnare su grafici e tabelle. A farmi paura è il modello di vita "Dio, Patria e Famiglia". La routine. La TV alla sera, la passeggiata al Sabato in centro, la noia. Arrivare a quarant'anni, guardarmi indietro e dire: "Che cazzo ho fatto fino ad ora?"
No.
Non è un tema di esperienze che si fanno, conosco gente che non è mai uscita dalla sua città ma che è ben più interessante di alcuni che hanno passato la vita a viaggiare. E' un tema di apertura mentale, di atteggiamento. Non dico neanche che il mio approccio sia il migliore possibile, ma è questo. Punto.
Dunque, non posso fare altro che impegnarmi per mantenere aperto lo spiraglio che mi permette di essere più tranquillo; di non chiudere gli usci all'avventura, come invece ha fatto qualcuno per poi raccontarlo in una tristissima canzone. La serenità dell'instabilità. Potermi immaginare tra 5 anni in un altro posto e in un alto contesto. Sapere di avere delle porte aperte, anche se poi magari non le varcherò mai.
Non sono una persona quadrata, ormai è troppo tardi per diventarlo nè mi interessa. Sono un poligono irregolare i cui lati compenetrano per osmosi quello che hanno attorno. Sono disordine, sregolatezza, contraddizione. Un confusionario con le idee chiare.

Ma ora basta con questo post "Caro diario", come Nemesi chiama i miei sfoghi (salvo poi contattarmi tutta contenta dopo averne letto qualcuno: "Che bello, almeno per te sono un rettore di una scuola...").
E pensare che stasera ero passato di qui per parlare di viaggi, dei prossimi posti in cui vorrei che Zia Suzi prima o poi mi portasse. Chi è Zia Suzi? La mia moto. Perchè si chiama così? Beh, Suzi perchè è una Suzuki e sopra i 7.000 giri urla come Suzi Quatro (se non avete presente, andate a vedere QUI); Zia perchè è un'anziana signora un po' sovrappeso, che per darmi kilometri di strada da mangiare consuma un sacco di olio...
L'estate scorsa ha portato il sottoscritto e il Cunctator fino alle colonne d'Ercole comportandosi egregiamente per oltre 5.000 kilometri, tanto da farmi prendere in considerazione prima o poi di attaccare Capo Nord. Ma questa è un'altra storia, e per stasera (nel frattempo diventata mattina) abbiamo già dato.



29 nov 2009

Prendo tutta la cosmogonia, e la butto via

Eccomi. Solo un momento, il tempo per due antidolorificimagnifici da buttare fuori. Perchè è divertente e interessante ricostruire degli eventi con musica e parole, senza girarci intorno più di tanto e lasciando che ognuno dia l'interpretazione chi gli pare. Un qualcosa di nuovo, per me abituato sin dal 1989 a raccontare aneddoti con dovizia di particolari...

Inizio con una canzone, che trovate QUI. E' un pezzo particolare, che ho ascoltato dal vivo nel 2001 e che da allora mi ha fatto litigare con gli Afterhours... Ero al concertone del Primo Maggio, dopo una notte in treno in condizioni precarie e ore di scarpinate in giro per la capitale. Gli Afterhours furono il primo gruppo a uscire, proponendo subito "La gente sta male". Ho interpretato la cosa come una sorta di presa per il culo (ebbene sì, a volte sono molto scemo) e da allora mi sono sempre rifiutato di ascoltarli, considerandoli come un gruppo pesante e depressivo. Niente di più sbagliato, cazzo. Li ho riscoperti da poco, rendendomi conto che Manuel Agnelli (il cantante e autore dei testi) non è depresso. Solo molto incazzato. Dunque eccola qua, in tutto il suo splendore:

AFTERHOURS - LA GENTE STA MALE

Lascio quello che ho
Sento che crescerò
Vivere male prima o poi ti fa male
E tu vendi come un sogno la normalità 

Che mi ucciderà
Non riesco a godere della tua velocità
Non mi fai gioire della mia felicità
Questo non è quello che vorrei 

Per me, per noi

Non voglio ciò che hai
Credi di far sognare
E la verità è che la gente sta male
Inseguendo ogni giorno la normalità 

Che ci ucciderà
Non riesco a godere della tua velocità
Io voglio gioire della mia felicità
Certo non sei quello che vorrei
Per me, per noi

Non riesco a godere della tua velocità
Io voglio gioire della mia felicità
Certo non sei quello che vorrei
Per me, per noi


Oggi però doppia razione: alla canzone segue una poesia, di Dylan Thomas. Non sapete chi sia Dylan Thomas? E' il poeta che dà il nome a Dylan Dog, e solo questo dovrebbe incuriosirvi. Il resto, scopritelo da soli. 

DYLAN THOMAS - AD ALTRI DA TE

Amico, da nemico io ti sfido.
Tu con monete false nella borsa degli occhi
Tu amico mio dall'aria accattivante
Che per vera mi rifilasti la menzogna
Mentre spiavi bronzeo i miei più gelosi pensieri
Che mi allettasti con luccicanti pezzi d'occhio
finchè il dente goloso del mio affetto trovò il duro
E scricchiolò , e io inciampai e succhiai,
Tu che ora evoco a stare come un ladro
Nella memoria, moltiplicato da specchi,
In sofferente inobliabile atto,
Mano lesta nel guanto di velluto
E un martello contro il mio cuore
Eri una volta una tale creatura, un così allegro,
Schietto, spassionato compagno,
Che non avrei mai detto nè creduto
Mentre una verità spostavi nell'aria,
Che per quanto li amassi per i loro difetti
Come per i loro pregi,
I miei amici non erano che nemici sui trampoli
Con la testa fra nuvole d'astuzia!
 
E ora vado a letto. Ho un po' di idee da buttar giù, per almeno 3 romanzerie. Se tutto va bene, dovrei riuscire a scrivere qualcosa domani; il problema, comunque, è sempre lo stesso: l'alunno è intelligente ma non si applica...
 

 

14 nov 2009

Zibaldone

"Sono del parere che ciascuno ha il proprio ruolo nella creazione, ma la creazione della creatività compete a pochi, a quelli che sanno fare partecipazione come diceva anche Gaber, a quelli che ci provano con un cervello nel cesso senza tirare lo sciacquone, a quelli che ci stanno a prescindere dall'essere d'accordo, a quelli che hanno dentro un'idea che a volte diventa qualcosa di irrecuperabile e altre volte si manifesta squarciando con un urlo la piatta monotonia di un foglio bianco. Mi piace la contingenza di un'idea che spinge e che chiede spazio, d'altra parte cosa sarebbe stato il mondo senza un'idea che ci facesse alzare dal letto... soltanto il suono vacuo di una sveglia..."

E' bello constatare che l'iniziativa che stiamo cercando di realizzare (e di cui si parla nel post precedente) sia piaciuta a molti, che hanno manifestato interesse e voglia di essere coinvolti. Ciò che leggete qui sopra è forse il commento più bello che abbiamo ricevuto, scritto dal Professor Jack e che la costituenda redazione incassa con orgoglio.
Leggendolo mi sono tornati in mente dei versi di una canzone di Guccini, un altro antidolorificomagnifico che posto in questo spazio in quanto ormai non serve più. Potete scoltarla QUI (aprite il link tenendo schiacciato il tasto Control, se volete continuare a leggere). La verità è che io "sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare", e l'idea che ho avuto penso sia un modo per mettere in atto questi versi.
Guccini per me è stata una scoperta tarda, ricordo che una sua canzone era contenuta in un album-raccolta che ha modificato per sempre il mio modo di approcciare la musica (ma questa è un altra storia, che prima o poi racconterò). Poi, un pomeriggio di tanti anni fa (più di un lustro, cazzo!), mentre girovagavo per la mia isola felice ho comprato "Stanze di vita quotidiana". Così, d'impulso. Ebbene, quell'album insieme a un libro che stavo leggendo in quel periodo ha causato in me un terremoto, che ha contribuito a rendermi la persona che sono ora. E mi diverte il fatto che, per motivi contingenti, io non disponga più di quei due oggetti: l'album alberga da tempo nella macchina di Doktor Terror (insieme al resto della mia collezione di cd, che lui ormai spaccia per sua); il libro (coi suoi margini mangiati e le macchie di cenere, caffè e calde lacrime) è invece chissà dove, a ricordarmi per sempre che "Vedi cara" è una stronzata (ma questa è un'altra storia ancora). Credo sia giusto così. Forse prima o poi lo ricomprerò, per poi lasciarlo in bella vista sulla libreria. Sperando che un giorno un eventuale cucciolo di Nemico lo legga.

FRANCESCO GUCCINI - QUATTRO STRACCI

E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai.
Sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai;
quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto,
fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano
e cancellarmi è tutto quel che fai;
ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai!

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità,
ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità.
Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi "also sprach" di maturazione
o è un' illusione pronta per l'uso da eterna vittima di un sopruso,
abuso d' un mondo chiuso e fatalità;
ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare,
ma non raccontare a me che cos'è la libertà!

La libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia,
di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi qui a casa mia,
la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico,
che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare,
un tipo perso dietro le nuvole e la poesia,
ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare:
fare l' amore, tirare tardi o la fantasia!

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla,
ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla;
io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre,
tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte,
poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla:
le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte
ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla!

Per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me,
ma non c'è un alibi, non c'è un rimedio, se guardo bene no, non c'è un perchè;
nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d' esser puttana,
quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori
ed hai annullato tutti fuori che te,
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri,
persa a cercar per sempre quello che non c'è,
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è,
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l'ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è...





13 nov 2009

Senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo

E’ da un po’ di tempo che un’idea mi sconfinfera nella mente. Io vengo spesso pervaso da passioni folgoranti, estemporanee e momentanee: solo nell’ultimo anno ho provato nell’ordine a suonare la chitarra, risolvere il mistero del Mostro di Firenze (che non è Pacciani, di questo sono sicuro), imparare il linguaggio Sioux, diventare un esperto di disastri aerei, aprire un centro benessere e/o un pub. Sono passioni che mi coinvolgono totalmente per alcuni giorni, per poi venire regolarmente accantonate e sostituite. Per questa idea invece è stato differente, è un qualcosa di concreto che si è sedimentato nel mio cervello fino a farmi decidere di provare a metterla in atto.

Tutto è nato una sera, durante una cena a casa dei miei genitori in cui mio fratello ha detto che la nostra è “una famiglia di cervelli buttati nel cesso”. Niente da eccepire su questo, la nostra è una grande famiglia (di nome e di fatto) in cui ogni membro ha una qualche vena creativa, che periodicamente emerge come da un fiume carsico: c’è chi dipinge, chi scrive prosa, chi poesia, chi suona, chi realizza cortometraggi. Nessuno di noi, con qualche eccezione, ha però cercato di rendere quest’inclinazione un lavoro, e quindi ognuno è finito a guadagnarsi da vivere come può. Il risultato è una grande casa (anche qui, di nome e di fatto) in cui non ci si annoia mai, ma si è più o meno tutti a carico.
Ebbene, se è vero che abbiamo buttato i nostri cervelli nel cesso, la mia idea consiste semplicemente nel rendere quel cesso pubblico. Mi piacerebbe creare un sito internet in formato rivista, in cui un gruppo di parenti e amici dia sfogo alle proprie pulsioni creative. Una sorta di aggregatore quindi, che sia anche punto di ritrovo e di confronto per persone con interessi in comune.
All’inizio ero un po’ scettico circa la reale fattibilità dell’idea, ma poi mi sono informato riguardo modalità e costi di registrazione di un dominio e l’effettiva difficoltà di realizzare da zero un sito internet: niente di impossibile. Alla fine il lavoro più grosso sarà proprio la realizzazione dei contenuti, com’è giusto che sia.

Ho deciso allora di cominciare a sondare un po’ il terreno, cercando di coinvolgere le persone che secondo me avrebbero potuto avere qualcosa d’interessante da dire. Subito dopo Nemico la prima ad essere contattata è stata Nemesi, che si è dimostrata entusiasta dell’iniziativa. Lei ha già collaborato con una rivista cartacea (“Resine”, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita…), scrivendo recensioni di mostre culturali e spettacoli teatrali nell’area di Milano. Nemico e Nemesi vanno molto d’accordo quando si parla di personaggi storici o letterari, abbastanza d’accordo quando si parla di personaggi contemporanei, per niente d’accordo quando si parla delle persone che li circondano. Il fatto che l’ultimo argomento non rientrerà tra quelli trattati dal sito mi fa ben sperare sulla proficua durata della loro collaborazione, e se si manderanno a quel paese sarà solo l’ennesima tacca da aggiungere al lunghissimo bastone su cui entrambi tengono il conto delle loro litigate. Altro membro di quella che è già una “mini-redazione” è il Figlio Intellettuale, essere antropomorfo metà medico e metà letterato. Lavorando a Bari per una nota casa editrice, contribuirà a tenere informati i futuri lettori di eventi culturali nella zona centro-sud (oltre naturalmente a contribuire con la sua scrittura creativa, cosa per la quale a mio modesto parere è molto dotato). Se la redazione del sito fosse l’Opus Dei, Nemico, Nemesi e il Figlio Intellettuale ne sarebbero i membri numerari, totalmente coinvolti nell’organizzazione. Attorno a loro ruota tutta una serie di membri non-numerari (o freelance, per usare un termine che non rimandi a superstizioni, divinizzazioni di preti spagnoli fascistoidi e speculazioni finanziarie) che con il loro materiale riempiranno le pagine della rivista virtuale. Tra questi, molti di loro sono membri della grande famiglia: in primo luogo Mythos, il patriarca, di cui ho chiesto alla Matrona (sua moglie) il permesso di pubblicare una selezione di poesie; seguono alcuni dei figli di Mythos e Matrona: Sadik, il primogenito, che ha un notevole background pulp; Satanik, pittore e fotografo semi-affermato; Lollipop, ultimo rampollo maschio di Mythos, bassista e vignettista; Nikobule, ultimogenita, classicista e appassionata di cinema. Completano la rosa provvisoria della redazione NomeCognome, studente di lettere al perenne seguito di Camerlenga, il Quinto Elemento e Larenta (sorella di Nemesi) che dovrebbe darci una mano con il logo e il design del sito. Siamo già un nutrito gruppo di persone dunque, tutte più o meno disposte a metterci del loro. Grande assente è per ora l’Uomo Focaccina, con cui ultimamente ho avuto poche occasioni per parlare. Confido però che si aggiunga anche lui al gruppo, assieme magari al Corvo cui andrebbe di diritto la corrispondenza dagli Emirati Arabi.

Ad oggi l’iniziativa è un totale work in progress, stiamo iniziando a collezionare materiale pubblicabile e cominciando a definire la macrostruttura della rivista, che non ha ancora un nome. Prometto però che aggiornerò da questo spazio (che non verrà abbandonato) voi “sparuti lettori” sui prossimi sviluppi. E comunque vada, sarà un successo.



04 nov 2009

Indennità di contingenza

 "La contingenza non è una falsa sembianza, un'apparenza che si può dissipare; è l'assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare"

Stasera, oltre alla citazione di Jean-Paul Sartre che apre il post, solo una canzoncina. Un altro antidolorificomagnifico che mi ha fatto compagnia nei mesi scorsi, un pezzo di Edoardo Bennato che forse è poco conosciuto ma merita davvero. Il testo mi ha fatto pensare a quello che è successo, a come ho vissuto e sono stato indotto a vivere un mio periodo di incredibile fragilità. Un periodo non felice, che ora però è alle spalle. Fortunatamente ho avuto la forza di alzarmi e scappare, sfuggendo al giogo cui "dotti, medici e sapienti" mi tenevano legato. 
Ora che tutto è passato, ho recuperato quel pizzico di arroganza necessaria per "spararvi sulla faccia quel che penso della vita". Quindi beccatevi questa canzoncina, dedicata a tutti i dotti, medici e sapienti che periodicamente passano a controllare se su questo blog è comparso qualcosa di nuovo che li riguarda (non sono paranoico, è solo che Google Analytics rivolta anche i calzini a voi ignari "sparuti lettori"). La trovate QUI. Se volete ascoltarla continuando a leggere il resto del post, aprite il link tenendo premuto il tasto Control della vostra tastiera.

Il testo esprime il punto di vista di Nemico su una storia che lo riguarda. Una storia in cui, su alcuni punti, lui ha oggettivamente ragione. E, come ha detto una volta Camerlenga, Nemico quando sa di avere ragione è davvero un cattivo cliente... 
I dotti, medici e sapienti però non hanno di che preoccuparsi: non ci sono intenti bellicosi. Chi odia Nemico potrà continuare ad essere convinto della storia che si è sentito ripetere mille volte. E una storia, se ripetuta all'infinito, diventa senso comune.

DOTTI, MEDICI E SAPIENTI

E nel nome del progresso
il dibattito sia aperto,
parleranno tutti quanti,
dotti medici e sapienti.

Tutti intorno al capezzale
di un malato molto grave,
anzi già qualcuno ha detto
che il malato è quasi morto.

Così giovane è un peccato
che si sia così conciato,
si dia quindi la parola
al rettore della scuola:

"Sono a tutti molto grato
di esser stato consultato,
per me il caso è lampante
costui è solo un commediante"

"No, non è per contraddire
il collega professore,
ma costui è un disadattato
che sia subito internato" 

Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi,
per il giovane in questione.

"Questo giovane malato
so io come va curato,
ha già troppo contagiato
deve essere isolato.

Son sicuro ed ho le prove
questo è un caso molto grave,
trattamento radicale
prima che finisca male"

"Mi dispiace dissentire
per me il caso è elementare,
il ragazzo è un immaturo
non ha fatto il militare"
 
Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi,
per il giovane in questione. 

"Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante, io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare.

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
di alzarsi e scappare anche se si sente male,
che se si vuole salvare, deve subito scappare"



02 nov 2009

L'inutilità della puntualità

Qualcuno dei miei "sparuti lettori" protesta del fatto che io non scriva più. Ebbene, ha ragione.
Il tempo non manca (quello è sempre stato poco), nè io ho smesso totalmente di scrivere. Semplicemente, ho un po' abbandonato questo spazio... Non so perchè, le idee non hanno certo smesso di fluire insieme all'acqua della doccia (il mio pensatoio segreto)... Eppure, non ho più il mordente per trasformarle in qualcosa che imbratti queste pagine. Sarà che in tutte le cose che ho fatto non sono mai riuscito  a darmi un metodo, ed è vero anche che un "metodo" applicato a questo spazio ne avrebbe snaturato l'essenza (non sono mica un bloggatore col maglioncino blu girocollo che dalla sua stanzetta commenta giornalmente e arrogantemente tutto ciò che accade nel mondo...)
Avrei anche molte storie da raccontare, gli ultimi mesi sono stati abbastanza intensi: ci sono state feste, abbandoni, viaggi, ritorni, scoperte, cazzeggio, rabbia e allegria, il tutto tempestato di sigarette, birra e amari alle erbe. Tempo al tempo, e magari ne scriverò qualcosa.

Comunque, sono qui. E mi piace. Il rumore dei tasti che battono al computer qualcosa di mio ha sempre un suo perchè. Ora che poi ho installato Linux come sistema operativo, ho anche una nuova interfaccia molto più semplice e fashion (ebbene si).
Già perchè chi è sempre stato abituato a Windows, pensa che sia il migliore e unico sistema operativo del mondo. E allora giù i pomeriggi a cercare add-on, antivirus e programmini aggiuntivi che permettano di usare il proprio computer come si desidera, scendendo irrimediabilmente a compromessi. Poi un giorno si scopre che esiste qualcos'altro, che permette davvero di configurare un computer a propria immagine e somiglianza. Un software libero, più stabile, gratuito e intuitivo. Qualcosa che, dopo un primo periodo di adattamento, senti subito tuo. E allora ti domandi come cazzo hai fatto a usare Windows fino a quel momento, a non accorgerti dei suoi limiti lampanti, a pensare che non potesse esistere nient'altro al mondo di migliore, e ti rendi conto che gli assoluti esistono solo per chi ha orizzonti ristretti.

Ecco, questo è quello che più o meno mi è successo. Dunque, sono tornato. Ed è così bello tornare a lanciare parole nell'etere...



Lascio con uno dei miei "antidolorificimagnifici", roba che mi ha tenuto su nei momenti più bui. Alcuni esprimono rabbia, altri rassegnazione, altri ancora sono semplicemente divertenti. Comunque, tutti esprimono me.
Ho deciso che passeranno da qui, dato che a me ormai non servono più. Quindi, parafrasando un tizio genovese che trascorreva le giornate con quattro amici al bar, "vi lascio una canzone". Il titolo è lo stesso di questo post, e il messaggio è che "Milano non è la verità". La trovate QUI.


23 set 2009

Uomini e Donne: l'importanza di chiamarsi Joseph

Grazie alle mie connections nel mondo dello show-biz, mi sono imbattuto quasi per caso in uno scoop che farebbe invidia alla redazione di Studio Aperto: attraverso un informatore-insider che lavora ai casting di Mediaset mi è stata svelata in anteprima l'identità del tronista di punta della trasmissione "Uomini e Donne" per la stagione 2010.
A pensarci a posteriori, la scelta mi è sembrata abbastanza ovvia: l'identikit di un tipico tronista comprende infatti il vestire in modo eccentrico, l'indossare pacchiani gioielli d'oro, l'avere un seguito di migliaia di fans e il discutere frequentemente di sesso (pur non tralasciando antiche galanterie, quali ad esempio il baciamano). Ebbene, il personaggio in questione possiede in pieno tutte queste caratteristiche, e (a detta degli autori del programma) potrebbe essere il vero erede del mitico Costantino Vitagliano.
Il fortunato che dovrà barcamenarsi tra una schiera di pretendenti si chiama Joseph, e svolge una professione diciamo "non convenzionale". Di seguito pubblico in anteprima un fotogramma tratto delle nuove puntate del programma (che si stanno registrando in questi giorni negli studi Mediaset di Cologno Monzese) e la scheda di Joseph, che a breve verrà pubblicata sul sito ufficiale di Maria De Filippi:

FOTO: in questo fotogramma, tratto dalle puntate di Uomini e Donne che andranno in onda nel 2010, si può notare Joseph che siede sul trono mentre viene intervistato da Maria De Filippi


Di seguito pubblico invece la scheda del tronista Joseph, trafugata agli autori di Uomini e Donne e ancora non pubblicata sul sito ufficiale di Maria De Filippi:

I TRONISTI 2010: JOSEPH
  • Nome: Joseph
  • Età: 82 anni
  • Professione: Ministro del Santo Uffizio
  • Fan Club: Papa Boys (sito ufficiale: www.ratzinger.it/)
  • Hobby: indossare strani cappelli - inquisizione
  • La prima volta: ancora vergine, ma sono anni che parla ai suoi fan del come/quando/con chi/perchè/dove fare sesso e quindi ha già una notevole esperienza
Le 10 frasi più "HOT" di Joseph:
  1. Sembro un vecchio decrepito, ma a letto sono uno stallone..
  2. In testa ho una mitra, ma nelle mutande ho una pistola..
  3. Se non defloro una vergine entro mezzanotte, Dio mi punirà..
  4. Non preoccuparti: sono un prete, ma non sono un pedofilo. Solo un vecchio sporcaccione..
  5. Vieni con me e ti farò divertire; mica sono uno di quegli sfigati impotenti ridotti su una sedia a rotelle che non si possono neanche sposare in chiesa..
  6. Hai mai fatto sesso nella Cappella Sistina?
  7. Se sarai brava ti citerò nella mia prossima enciclica "Fellatio Caritas Est"
  8. Lo sai che nella papamobile ho l'idromassaggio?
  9. Se pensi che il mio vestito sia strano, allora aspetta di vedere il mio intimo..
  10. Mi dispiace, non uso contraccettivi. Mica è colpa mia se nella bibbia c'è scritto che partorirai con dolore..
Joseph non è nuovo al pubblico televisivo giovanile, avendo già partecipato mesi fa alla trasmissione "The Club" in onda su All Music. Il video della puntata, che ha contribuito a farlo conoscere soprattutto tra gli adolescenti, lo trovate QUI.

12 lug 2009

L'ospite inatteso

Sabato, mattino presto. L'MD-80 Alitalia toccò la pista con un sobbalzo, e l'atterraggio fu abbastanza movimentato. Era una giornata ventosa, il volo era stato pieno di turbolenze. L'atterraggio non fu però accompagnato dall'applauso dei passeggeri, tipico degli italiani in viaggio. Non succedeva mai su quel genere di voli, in cui gli apparecchi erano traboccanti di gente in giacca e cravatta schiava del Blackberry: la cosiddetta "Clientela Business".
Appena scesi dall'aereo, i passeggeri vennero investiti da un vento caldo pieno di umidità. Dopo pochi minuti, Doktor Terror era già madido di sudore.
Fuori dall'aeroporto, cercò un taxi per farsi portare a destinazione. L'asfalto ribolliva per il caldo di Luglio, la temperatura era di quasi 38 gradi. Doktor Terror aprì in fretta il portone del palazzo, per cercare refrigerio nell'androne delle scale.
Appena entrato nell'appartamento, venne travolto da una zaffata che sapeva di alcol e fumo stantio. Tossì con forza, iniziando a perlustrare le stanze in cerca dell'inquilino.
Era lì, nel suo letto, dormendo semi-coperto da un piumone nonostante la temperatura caraibica. La stanza era pervasa dal disordine: bottiglie ovunque, alcune semivuote in cui galleggiavano mozziconi di sigaretta; a terra, una distesa di vestiti sporchi lasciava intuire l'abbigliamento dell'inquilino nelle due settimane precedenti.
Dopo aver metabolizzato il contesto, Doktor Terror colpì il dormiente con un veemente pugno sullo sterno. Un rumore sordo, seguito da un rantolo strozzato.
Nemico reagì a quel risveglio contorcendosi, facendo quasi cadere la bottiglia di birra semi-vuota che aveva sul comodino. Doktor Terror lo perquoteva spesso sullo sterno, un colpo che faceva più rumore che male. Stavolta però, ovviamente, Nemico venne colto alla sprovvista.
Ci volle un po' prima che la sua vista fosse a fuoco, per poi vedersi stagliata davanti quella sagoma inconfondibile.

- Ma come definiresti una situazione del genere? Chiese Doktor Terror con un tono a metà tra l'adirato e il rassegnato.

- Pulp...
Rispose Nemico, con il filo di voce che usciva dalla sua bocca impastata.

- Quindi secondo te dormire in questo casino e col piumone
il 15 Luglio è pulp. A me sembra semplicemente idiota...

- L'uomo è una specie estremamente adattabile, per questo domina il mondo. Darwin docet...


- Certo, e tu sei l'eccezione che conferma la reg
ola della selezione naturale... Alzati, così mi fai un caffè.

Nemico si alzò barcollando, risentendo ancora dei postumi della serata precedente. Indossò una maglietta rossa su cui era stampato il faccione di Lenin, e accese il Blackberry per controllare la sua casella mail. In quel momento pensò di essere un "Compagno Business", e sorrise divertito. Si precipitò poi in cucina, chiamato a gran voce da Doktor Terror.

- Ma perchè sei così?
Gli chiese l'ospite inatteso, indicando il vaso pieno di mozziconi di sigaretta che "abbelliva" il davanzale della cucina.

- Ah, quello? E' una mia idea: butto le sigarette lì, in modo che poi quando piove il vaso si riempia d'acqua e per il principio di Archimede smaltisca da solo i mozziconi... Ingegnoso, eh?

- Più che ingegnoso mi sembra delirante. E se invece svuotassi periodicamente i posacenere come fanno le persone normali?

- Preferisco il mio metodo entropico, in cui semplicemente la natura fa il suo corso smaltendo il tutto. E' meno faticoso, e più affascinante...

- Senti idiota... Queste stronzate non funzionano con me, al massimo le puoi raccontare ai rincoglioniti che frequenti. Adesso prendi quel cazzo di vaso, lo svuoti dai mozziconi e poi lo lavi. Oppure potremmo lasciarlo così, ma trovargli una nuova collocazione: una collocazione rettale. Così lo smaltirai analmente, facendo fare il suo corso alla natura. Penso sarebbe molto affascinante, anche se sicuramente per te più faticoso...

Doktor Terror conosceva il trucco. D'altronde, in parte Nemico lo aveva imparato da lui. Si mise quindi a pulire il vaso, perchè era in grado saggiamente di riconoscere le situazioni in cui la resa era la scelta migliore.

- Adesso posso avere il mio caffè?

- Lo faccio subito...


Nemico cercò la sua moka, che tutti gli invidiavano perchè faceva un caffè spettacolare. Chiunque gli chiedeva quale fosse il segreto (la miscela? Il filtro? Il materiale?) ma lui rispondeva sempre vagamente, atteggiandosi a grande esperto di torrefazione. La realtà era che quella moka non la lavava da circa sei anni. Sei anni di aromi di caffè fatti uno sull'altro, era questo il segreto. Nemico lo custodiva però gelosamente, se non altro perchè voleva mantenere intatto l'alone mitologico che avvolgeva la sua caffettiera.
Appena prese la moka, si rese conto che era ancora piena del caffè fatto la settimana prima. Quando l'aprì, vide che sul liquido galleggiavano delle isole di muffa verde, simili a ninfee. Quell'immagine generò in Nemico delle fantasie elfiche in cui una donna dalle orecchie a punta, vagamente somigliante a Liv Tyler, gli chiedeva di riportare la pace nel Faerun mentre faceva il bagno semi-nuda in un torrente.

- Ma che schifo è quello!?


Le allucinazioni tolkeniane vennero spazzate via dalle urla di Doktor Terror.

- Lava la caffettiera e poi falla bollire, io il caffè non lo bevo fatto in quello schifo!


Nemico fece bollire la moka con solo acqua e un po' di caffè, per mantenere l'aroma. Quando fu pronta, la pulì ed eliminò il caffè dal filtro soffiandoci dentro. Si era dimenticato che la moka era rovente, e il filtro gli ustionò le labbra.

- Ahia!

Doktor Terror aveva osservato la scena sconsolato.

- Sai, è in momenti come questi che odio il tuo naso...
Gli disse.

- Perchè?


- E' la prova inconfutabile che sei mio figlio...


Nemico sorrise a denti stretti, ancora dolorante alla bocca.

Servì il caffè a Doktor Terror, che lo bevve mentre distrattamente sfogliava un quotidiano finanziario. Quando ebbe finito di bere, senza alzare lo sguardo dal giornale si rivolse a Nemico:

- Ma quel volante montato alla scrivania del computer funziona?


Nemico era stato punto nel vivo, e rispose a tono:

- Quello non è un semplice volante, è una driving station: pedaliera acceleratore - freno - frizione in acciaio satinato, volante diametro 18 centimetri rivestito in pelle con effetto force feedback e cambio manuale a sei rapporti più retromarcia...


- Sì, quello che è... Fammelo provare.


Gli occhi di Nemico si riempirono di allucinazioni competitive.

- Scommetto che sul circuito di Monza giri almeno 3 secondi più lento di me....


- Ma che hai capito? Io gioco, tu pulisci. Inizia dal bagno, che devo fare la doccia...


Nemico andò a testa bassa a darsi da fare coi detersivi, mentre il suo ospite inatteso imprecava ogni volta che virtualmente affrontava le due curve di Lesmo.

Quando circa un'ora dopo l'appartamento tornò a risplendere, Nemico si diresse al computer per dare una lezione di guida al suo vecchio padre. Lo trovò incravattato e con la ventiquattrore in mano, pronto ad uscire.

- Ma come, te ne vai?


- Eh sì, ho un incontro di lavoro...


- Ah, quindi niente sfida a Monza...


- Ora non ho tempo, facciamo la prossima volta ok?


- Va bene, ciao allora...


- Ciao bello, e mi raccomando a te...


Nemico, solo in casa, si sedette sul divano. Cominciò a pensare che Doktor Terror fosse un sadico: lo aveva svegliato di Sabato alle 9 di mattina, aveva praticato su di lui l'ultra-violenza, gli aveva estorto un caffè e fatto pulire tutto l'appartamento nonostante quel caldo tropicale. Poi, se n'era andato in fretta e furia.

Gli venne voglia di accendersi una sigaretta, ma non lo fece. Tutto profumava di pulito, e non gli andava di contaminare quella bella atmosfera. Il suo covo era ritornato ad essere casa, grazie a sudore e olio di gomito. Nemico si sentiva bene. Fu allora che capì, e mandò un SMS a Doktor Terror.

- Ehi Vecchio, la casa la ringrazia ufficialmente della visita...


- Prego Figlio... So che è stata una rottura di palle, ma l'ho fatto per te: sapendo come vivi, sono passato per farti dare una pulita. Ora goditi un week end lindo e splendente, e se la prossima volta la casa sarà in condizioni umane magari avremo anche tempo per sfidarci a Monza...

"L'ho fatto per te"

Nemico sorrise leggendo quella frase. Accostata a un comportamento all'apparenza scorretto e incomprensibile, gli suonava sincera in quel momento per la prima volta. La volta in cui era stato il Princeps dei "Cattivi" a dirgliela. Eppure nei mesi precedenti l'aveva sentita così tante volte...
Pensò che, quando avrebbe espresso a Nemesi questo concetto, l'avrebbe fatta cadere in una delle sue esilaranti crisi mistiche. Sorrise ancora.

Ripensando alla lezione che Doktor Terror gli aveva appena dato, non potè far altro che incassare e portare a casa.

Anzi, incassò e basta.

A casa già c'era...

10 lug 2009

Personaggi in cerca d'autore

Ieri mi è successa una cosa strana.
Sara, una delle tante persone come me che lascia sulla rete testimonianze di se e romanzeria, mi ha chiesto di usare i miei personaggi per un racconto. Di tirare lei, per una volta, i fili che muovono Nemico e tutti gli altri.
All'inizio, la gelosia ha prevalso: Nemico, Doktor Terror, l'Uomo Focaccina e gli altri non sono solo soprannomi che ho dato alla gente che mi circonda. Sono veri e propri personaggi, ognuno di loro ha dentro qualcosa di mio. E quel qualcosa, appunto, fa nascere la romanzeria.
Per questo, all'inizio ero un po' restio all'idea. Lo scetticismo però è durato poco, e alla fine la mia curiosità atavica ha prevalso. La voglia di scoprire come Nemico e gli altri si comportino all'infuori del "Dove Contingente" è tanta, dunque attendo con ansia la pubblicazione del racconto di Sara. L'unica cosa che le ho chiesto, è di rispettare le linee guida principali dei personaggi (ad esempio non facendogli dire o fare cose che, per come io li ho caratterizzati, non farebbero mai) e di non prendere iniziative che modifichino la continuity generale della storia (perchè quelle decisioni spettano a me solo).
Per il resto, vedremo. Appena Sara m'informerà dell'avvenuta pubblicazione, linkerò sul blog il suo lavoro in modo che anche voi potrete leggere la prima storia di Nemico non scritta dal suo creatore...

Per quanto riguarda me invece, ho ancora in cantiere la fine del ciclo della resa. Ormai è una spada di Damocle, è quasi completo ma non riesco a finirlo. L'argomento è stato così abusato fin'ora che la mia tolleranza verso di esso è bassissima. Comunque, prima o poi uscirà. Me lo devo.

Inoltre, ho avuto un'idea per altra romanzeria. Sarà una storia che spero piacerà molto al Figlio Intellettuale, perchè avrà come protagonista il suo personaggio preferito. Credo che uscirà prima della fine del ciclo della resa, perchè ho bisogno di tornare a fare una doccia in grazia di dio (come dice mia nonna).
La doccia infatti è il mio parallelepipedo creativo, non so perchè ma la gran parte delle idee mi vengono lì; e quando ne ho una che mi frulla per la testa, appena apro l'acqua la mente finisce direttamente a batterci sopra, finchè non la concretizzo. La romanzeria che ho in mente uscirà presto quindi, se non altro perchè da qualche tempo mi è tornata la voglia di cantare (e quale posto migliore della doccia per farlo?)

Last but not least, un regalino per gli "sparuti lettori" contingenti: un ritratto di Nemico in versione manga, realizzato dal Corvo. Mi piacerebbe che facesse la stessa cosa per tutti i personaggi che popolano questo blog, vedremo se avrà il tempo e la voglia per farlo...



EDIT: Detto fatto, il racconto è stato pubblicato. Se volete leggerlo, lo trovate QUI.

08 lug 2009

Torna bandolero!

Anche oggi, musicheria. Una canzone che ho ascoltato tantissimo in questi mesi, e che adesso mi sento libero di spararvi sulla faccia.

Sì perchè il Bandolero, che sembrava fosse andato via una notte in cui scrivevo il post che dà il nome a questo blog, è ritornato. Indubbiamente, è ancora stanco; ma è di nuovo l'uomo col cappello, quello originale (in barba alla romanzeria e alle figure retoriche).
Perchè il Bandolero lontano non ci va, a morire come una puttana. Non se lo merita, e se aveva scelto di andarsene è stato solo perchè si era lasciato impressionare dalla sua collezione insuperabile di taglie. La stessa di cui ora ride divertito.

Se, oltre a leggere i miei deliri la canzone la volete anche ascoltare, la trovate qui.

Io invece vado, ho un treno da assaltare...


ROBERTO VECCHIONI - EL BANDOLERO STANCO

Sarà forse il vento che non l'accarezza più,
sarà il suo cappello che da un po' non gli sta su,
sarà quella ruga di ridente nostalgia,
o la confusione tra la vita e la poesia.

Non assalta treni perché non ne passan mai;
non rapina banche, perché i soldi sono i suoi
vive di tramonti e di calcolati oblii
e di commoventi, ripetuti lunghi addii
struggenti addii...

El bandolero stanco
col cuore infranto stanotte va;
va, su un cavallo bianco,
col suo tormento lontano va,
dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...
dov'è silenzio, dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...

Ha una collezione insuperabile di taglie;
molte, tutte vuote già da tempo, le bottiglie;
dorme sul cavallo che non lo sopporta più,
e si è fatto un mazzo per la pampa su e giù.

Ogni notte passa
e getta un fiore a qualche porta,
rosso come il sangue
del suo cuore di una volta;
poi galoppa via fino all'inganno dell'aurora,
dove qualche gaucho
giura di sentirlo ancora,
cantare ancora...

Ah bandolero stanco,
stanotte ho pianto
pensando a te:
c'è un po' della mia vita
nella tua vita che se ne va
dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...
dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...

Se chiudo gli occhi, dentro gli occhi
sei di nuovo quello vero,
quando sorridevo, quando ti credevo:
ascoltami, guardami, sta' fermo:
è ancora vivo questo amore,
tutto questo amore, tutto il nostro amore:
e tu lontano non ci vai
a morire come una puttana,
prima del mio cuore,
al posto del mio cuore:
non mi lasciare solo in questa
notte che non vedo il cielo:
torna bandolero! torna bandolero!
torna bandolero!
Dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...
dov'è silenzio,
dov'è silenzio, dove...

30 giu 2009

Filosofia a buon mercato e scarpe di gomma

Stasera, una canzone. Una poesia calata in un bellissimo tema musicale.
A me è piovuta addosso dal cielo, come tanti altri dischi o libri che mi hanno accompagnato fin da piccolo e che piano piano ho cominciato ad interiorizzare ed apprezzare davvero. Il testo è straordinario, e mi ci riconosco molto. Come riconosco a pelle chi, nel relazionarsi con me, prende in considerazione solo la seconda strofa.
La canzone la trovate QUI.

CHARLY GARCIA - DE MI

Cuando estés mal cuando estés solo
cuando ya estés cansado de llorar
no te olvides de mi porque se
que te puedo estimular

Cuando me mires a los ojos
y mi mirada esté en otro lugar
no te acerques a mi porque se
que te puedo lastimar

No pienses que estoy loco
es solo una manera de actuar
no pienses que estoy solo
estoy comunicado con todo lo demas
por eso

Cuando estés mal cuando estés sola
cuando ya estés cansada de llorar
no te olvides de mi
porque se que te puedo estimular

No te olvides de mi
porque se que te puedo estimular

28 giu 2009

Quattro soldi di messaggio

Ogni persona che ama la musica associa alcune canzoni a determinati momenti o stati d'animo. Di fatto, è come se gradatamente ognuno costituisse una colonna sonora della propria vita.
Le canzoni attecchiscono a un ricordo o un pensiero del momento, vi sedimentano fino a diventare un tutt'uno con la memoria. Non ci sono meccanismi preordinati per tale fenomeno, guidato da inconscio e casualità.
Ascoltando una canzone, essa acquista un senso. Punto.

Può una canzone trovare una nuova collocazione all'interno della colonna sonora di una persona, acquisendo un senso differente? Esiste una canzone delle situazioni differenti?

Per indole, sono troppo intransigente per pensare sia possibile. Ma anche troppo razionale per non capire che mi sbaglio: certe cose non si possono controllare.

Una cosa del genere non è quindi impossibile, solo estremamente difficile. Come cambiare il verso di una cascata.
La storia insegna che, per poterlo fare, sia necessario disporre dello scudo più resistente che sia mai stato realizzato. E aver imparato da una Bilancia come vivere la vita.



25 giu 2009

Corrispondenze


- Mah... Io non capisco perchè non riusciamo a trovare un'alternativa a questo posto...


E' un periodo davvero caotico per me, è da giorni che non riesco a posarmi su questo spazio se non per una fugace visita. Il ciclo della resa attende di essere finalmente chiuso, il post che sto preparando è ormai a buon punto. Non ho fretta però, anche se liberare tutto è una cosa che mi serve fare. Tempo al tempo.

Ultimamente succedono cose strane: constato con stupore che questo blog viene letto da insospettabili, e che addirittura molti dei miei "sparuti lettori" sostituiscono ormai i personaggi delle mie storie alle persone da cui prendono spunto. Ecco che allora mi viene chiesto come vada il viaggio di "Camerlenga", o come stia l'"Uomo Focaccina"... Ovviamente chi riscuote il successo maggiore è Doktor Terror, sia perchè è forse il personaggio meglio caratterizzato, e sia perchè anche nella realtà risulta essere molto commerciale...
Il confine tra vita reale e "dove letterario contingente" diventa quindi per me sempre più fumoso. Inoltre, ultimamente accadono avvenimenti così surreali che, qualora volessi convertirli in storie da raccontare, dovrei fare uno sforzo di immaginazione per renderli più plausibili. Uno sforzo di immaginazione al contrario.
Vedremo come si evolveranno le cose; credo comunque che la saga di Nemico continuerà ancora per un po'. Del resto, comincio ad affezionarmici.

Dal punto di vista "redazionale" invece, noto con piacere come il blog si avvicini abbastanza speditamente alle 4.000 pagine visualizzate. Certo, i commenti sono un po' spariti, ma è anche vero che da un po' di tempo ho smesso con i post criptici. Infatti, come qualcuno disse una volta:

"Quelli che scrivono con chiarezza hanno dei lettori, quelli che scrivono in modo ambiguo hanno dei commentatori"

Mi piace pensare che la motivazione sia questa.

Per il resto, ho un sacco di idee che non ho tempo per concretizzare. Il racconto pulp cui ho accennato diverse volte attende da mesi di uscire dalla mia testa, e nuovi personaggi andranno presto a fare compagnia a Nemico. Il tutto sarà come al solito condito da musicheria, citazionismo, cazzeggio e introspezione.

La verità è che negli ultimi giorni mi sento distratto e spossato, anche per questo scrivo di meno. Penso ciò sia in parte dovuto all'arrivo dell'estate milanese col suo caldo appiccicoso, e in parte perchè "ad ogni angolo di strada il sentimento dell'assurdità potrebbe colpire un uomo in faccia".
Nell'esatto momento in cui scrivo queste parole, in diretta e per direttissima, vengo colpito in pieno volto.
Sono troppo ambiguo? Allora commentate.

14 giu 2009

Alternative ending

Un freddo pomeriggio di metà Aprile. Il cielo plumbeo, presagio di un temporale primaverile. Il mare increspato da una Tramontana sferzante.

Una tipica giornata di Pasquetta.

Tre individui si dirigevano verso la spiaggia. Due parlavano tra loro; il primo indossava una felpa rossa e un costume da bagno così fuori moda e liso da sembrare rubato dall'armadio di un vecchio morto. E, in effetti, era proprio così. L'altro aveva una mise totalmente nera, dalle scarpe da ginnastica agli occhiali da sole. L'individuo che sembrava guidare quello strano drappello indossava dei jeans troppo fashion per l'occasione, un vecchio cappello di vimini portato di sbieco sulla testa e una maglietta commemorativa di un qualche evento sportivo tenutosi nella sua città nel 1997. Portava una chitarra sulla spalla, imitando di tanto in tanto la camminata da pescatore del protagonista di un vecchio cartone animato giapponese. I due che gli erano dietro ridevano di gusto ogni volta, malgrado quella gag si ripetesse sempre uguale da quando non avevano ancora i peli sulle gambe.

Arrivati in spiaggia, si fermarono a contemplare il panorama: il mare, di colore verdastro, rigurgitava sul bagnasciuga un misto di alghe e schiuma. La spiaggia era lercia di catrame e rifiuti, tra i quali spiccava una lavatrice arrugginita abbandonata sulla battigia.
Il momento di silenzio in cui erano caduti venne rotto da chi portava la chitarra:

- Mah... Io non capisco perchè non riusciamo a trovare un'alternativa a questo posto...

- Già... - gli rispose il tizio col costume del morto - Un conto era quando eravamo adolescenti e non potevamo muoverci da qui... Ma ora che ognuno di noi ha un mezzo per spostarsi potremmo anche cambiare... Eccheccazzo!

Quel dialogo si ripeteva da sempre. Ognuno di loro sapeva in realtà il perchè si trovassero lì: adoravano quel posto, che li aveva visti crescere e cambiare. Il disprezzo iniziale faceva parte dei convenevoli.

L'impasse in cui si trovavano venne risolto dall'uomo in nero.

- Vabbè, ormai siamo qui e amen. Andiamoci a mettere da quella parte, sembra più riparata dal vento e magari non vola la sabbia...

Si sistemarono in un punto in cui la rena sembrava meno umida. Erano seduti a semicerchio tra il mare e un muretto bianco, negli anni testimone dei loro progressi nel disegnare simboli fallici zampillanti.

- Beh, suonaci un po' di blues... -
disse l'uomo con la felpa rossa. Era una richiesta consueta la sua, cui il tizio col cappello reagì prontamente imbracciando lo strumento.

Rimasero in silenzio per un po', con un riff di chitarra vagamente assimilabile a Eric Clapton a fare da colonna sonora a quel momento.

Mentre erano assorti nei loro pensieri, l'uomo in nero cominciò a giocherellare con due sassi che aveva trovato sulla sabbia. Iniziò a batterli tra loro ritmicamente, senza curarsi di chi, a meno di un metro da lui, stava suonando con tutt'altro ritmo. Il tizio col cappello, sempre più infastidito, cominciò a lanciargli sguardi eloquenti per farlo smettere. L'uomo in nero continuava imperterrito, aumentando esponenzialmente l'irritazione dell'altro.
All'improvviso il suonatore di chitarra si interruppe bruscamente, fissandolo. Poi, esplose.

- La smetti?!

L'uomo in nero cadde dalle nuvole.

- Di fare che?


- Di battere quei cazzo di sassi. O almeno, batti in 4/4 così vai a ritmo!


- Veramente, dato che la parte ritmica la sto facendo io, sei tu che dovresti seguire il mio tempo...


Il chitarrista si rivolse all'uomo con la felpa rossa, che aveva seguito tutta la scena imperterrito guardando l'orizzonte.

- Ma lo senti?


L'uomo con la felpa rossa fece spallucce. L'esperienza gli aveva insegnato che era meglio non mettersi in mezzo a questo genere di discussioni tra i due. Di solito, la contesa sfociava in un dibattito interminabile; nessuno usciva vincitore, ma lui ne usciva sempre con un gran mal di testa.

Fortunatamente, la diatriba venne interrotta dall'arrivo in spiaggia di altre persone. Era la gente che aspettavano. Come al solito, vi era un mix di facce nuove e facce conosciute costruendo insieme castelli di sabbia.

- Ehi, ma chi è quella? -
disse l'uomo con la felpa rossa al tizio col cappello.

- Non lo so, dev'essere un'amica portata da qualcuno... Bel culo, eh?


- Già.. ma quel palestrato col costumino azzurro è il ragazzo? Cazzo sì, la sta baciando... Cheppalle...


- E vabbè, noi mica siamo gelosi...


- Compà, secondo me quel tizio è meglio non farlo incazzare... Ma hai visto che rigonfiamento ha nel costume? Quello non solo è palestrato, ma deve avere un cazzo che se ti prende lo supplichi di mettertelo in culo, perchè se te lo dà in testa ti fa più male...


- Ahahah!


L'uomo col cappello aveva sempre apprezzato l'umorismo volutamente sboccato del tizio col costume del morto. Per questo, gliene veniva somministrata una dose ogni volta che era possibile.

Ora che il terzetto iniziale era diventato un nutrito gruppo di gente, il chitarrista cominciò a raccogliere le richieste di canzoni da suonare. Come al solito, dopo le prime strimpellate coatte delle musichette prodotte dai gruppi del momento, i tre prevalsero virando prontamente sulle canzoni del loro repertorio. Fu quindi un susseguirsi di rock italiano e straniero, musica leggera e qualche arrangiamento ironico di canzoni da chiesa.

A pomeriggio inoltrato, il sole aveva cominciato a farsi largo tra le nuvole. L'uomo col costume del morto si tolse la felpa, catturando immediatamente l'attenzione del chitarrista.

- Ehi, ma quella maglietta è mia!

Il tizio col costume da morto reagì con nonchalance.

- Sì, lo so...


- Era un sacco di tempo che la cercavo!


- Ma come, non ti ricordi? Me l'hai prestata quella sera che sono venuto a casa tua e poi sono rimasto a dormire...


- Quella sera che... Ma è successo sei mesi fa!


- Eh lo so... Comunque ora che sai che ce l'ho io che problema c'è? L'hai ritrovata...


- Sai com'è, uno i vestiti se li compra per metterseli...


- Ma lo so... Dai, te la lavo e poi te la ridò pulita...


- Ok...


Entrambi sapevano che la maglietta in questione sarebbe rimasta lontana dal suo padrone ancora per un po'. Il tizio col cappello pensava che il motivo principale fosse il ritmo lentissimo con cui l'altro faceva le lavatrici. E in parte era vero.
L'uomo col costume del morto spesso si faceva prestare dei vestiti, ma teneva fino a che non gli venivano chiesti indietro con la forza solo gli indumenti di due persone: quelli del fratello minore e quelli del tizio col cappello. I primi li teneva per necessità (non era mai stato un amante dello shopping, e il furto era molto più pratico), gli altri perchè, lui che rendeva molti oggetti dei feticci, sentiva vicino la gente a lui cara in modi non convenzionali. Ma questo forse non gliel'avrebbe detto mai.

L'accenno di sole si rivelò solo un illusorio preambolo al temporale in arrivo. La gente cominciò a smobilitare, e i tre decisero di chiudere la loro performance.

Come al solito, si cimentarono nella canzone che rappresentava il loro cavallo di battaglia: un pezzo allusivo, imperniato sull'ambiguità derivante dall'offrire da mangiare a una signora un limone.

I soliti accordi, con l'attacco all'unisono.

Un assolo, che raccontava di una vecchia gatta fuggita.

Un acuto corale. L'ultimo.

11 giu 2009

Essere un santo, o un carnefice

Si ritorna alle canzoncine. Anzi, La Canzoncina. In effetti, non so perchè non l'abbia postata prima; questa canzone trasuda LilloArzillo, lo esprime compiutamente con ogni sua sillaba. Comunque, la trovate QUI.
Ora torno da dove sono venuto, indeciso se essere un santo o un carnefice. Ma forse sono solo un pazzo...

VIVOSUNAMELA

Ho sempre rifiutato, io, di essere compreso,
perchè essere compreso vuol dire prostituirsi,
preferisco essere preso, io, molto seriamente,
per quello che non sono, io, ignorato umanamente.
Oggi un uomo vero in questo tempo non può più accettare,
la necessità fatale della guerra nazionale.
Oggi un uomo puro in questo impero non può più accettare,
insegnamenti di morale.
O sei un santo o un carnefice.
Io sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente ubriacarsi con me,
sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente bere e ubriacarsi di me.
Ho sempre rimandato, io, le me immense mie scadenze,
perchè essere puntuali, io, vuol dire esser fiscali,
e se programmi la tua vita tu non ti accorgi ch'è già noia,
la tua vita programmata e vorrai farla finita.
Oggi un uomo vero in questo tempo non può più legarsi,
a questo mondo materiale e poi sentirsi originale.
Oggi un uomo puro in questo impero non può più fallire,
deve vivere agli estremi.
O sei un santo o un carnefice.
Io sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente ubriacarsi con me,
sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente bere e ubriacarsi di me.
Oggi un uomo vero in questo tempo non può più legarsi,
a questo mondo materiale e poi sentirsi originale.
Oggi un uomo puro in questo impero non può più fallire,
deve vivere agli estremi.
Io, sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente ubriacarsi con me,
sono un pazzo, VIVOSUNAMELA,
guardo la gente bere e ubriacarsi di me.
Perchè io sono un pazzo.



06 giu 2009

Nemico e l'amore in ogni dove

Sabato, tardo pomeriggio. Erano ormai circa 30 ore che Nemico non incontrava anima viva: si era rinchiuso in casa il giorno precedente, per concludere senza essere disturbato il romanzo che stava leggendo. Non che questo facesse molta differenza: con l'Uomo Focaccina, il Corvo e Camerlenga in trasferta, sapeva benissimo che nessuno si sarebbe preso la briga di venirlo a disturbare nel suo covo. Nemesi non osava avventurarsi in solitudine oltre frontiera (ed era inoltre come al solito impegnata in interminabili letture coatte), mentre con Tactless aveva già preso appuntamento per la sera successiva.

Pensò di aver già provveduto, una volta per tutte, a non farsi più disturbare. Ne rise divertito.

Il libro che stava leggendo era uno dei tanti romanzi che, meno mediocri di altri, ciclicamente venivano definiti "casi editoriali". Nemico vi si era approcciato senza mordente, leggendo un'ottantina di pagine in una settimana. Finchè non ne parlò a casa di Doktor Terror.

- Ehi, lo sai che sto leggendo "Uomini che odiano le donne" di Stieg Larsson?

- Ti sei dato alla narrativa svedese?


- Beh, sai com'è: non sono bravi solo a vendere mobili da assemblare...


- Fai lo spiritoso? Aspetta qua.


Doktor Terror entrò in camera da letto. Nemico rimase in salone, seduto su una poltrona reclinabile così comoda che quasi gli aveva fatto dimenticare dove in realtà si trovasse.

- Tie'!!

Il libro in questione era un tomo di circa 700 pagine; Doktor Terror sembrò molto divertito dopo che, dall'entrata del salone, ebbe tirato la sua copia addosso a Nemico.

- Ahia!

Nemico, senza riuscire a schivare l'arma impropria, ringraziò la casa editrice del libro per aver fatto a meno della copertina cartonata.

- Beh, ma ti sta piacendo?

- L'ho appena iniziato, non ho letto neanche cento pagine...


- Mmm.. A me non è piaciuto tantissimo, infatti il primo della trilogia è l'unico che ho comprato; gli altri li ho presi in prestito in biblioteca. Hai già capito il finale?


- Te l'ho detto, non sono neanche a pagina cento...

- Io ho capito il finale poco dopo metà del libro...


Allucinazioni competitive: il punto di svolta.

Nemico decise che, appena ne avrebbe avuto tempo, si sarebbe dedicato al libro, impegnandosi a non essere da meno nell'intuire il finale.

Quel Sabato pomeriggio, alternando lettura a dormiveglia nell'arco di 28 ore, aveva appena finito il romanzo. Vi si era dedicato quasi con abnegazione, divorando le 580 pagine che lo separavano dalla meta con avidità. Aveva appurato con grande soddisfazione che la sua teoria sul colpevole, formulata poco dopo essere giunto a metà libro, era esatta.
Ottenuta quest'inutile quanto faticosa vittoria, si ricordò di aver consumato il suo ultimo pasto più di 24 ore prima. Cominciò ad avere fame.

Nei pressi del suo covo, da qualche settimana aveva aperto un kebabbaro. Nemico vi si era sempre tenuto a distanza, un po' perchè la sera aveva perso l'abitudine di cenare e un po' perchè, da quando cinque mesi prima era andato a vivere con Camerlenga e il Corvo, aveva avuto poco tempo e voglia di esplorare il vicinato.

Ma il vero motivo era un altro.

Nemico adorava il kebab. Da quando una sera di tanti anni prima lo aveva scoperto nei vicoli di Zena, non ne aveva più fatto a meno. Era un bisogno che soddisfava con cadenze regolari, per non sprofondare in vere e proprie crisi d'astinenza. Per questo, quando scoprì un ottimo kebabbaro nelle vicinanze di quello che fu il suo covo per antonomasia, si sentì come sollevato. Quel kebabbaro era straordinario: l'impasto preparato al momento, la yufka cotta sulla piastra, aperto ad ogni ora del giorno e della notte. Nemico vi portava amici e parenti, orgoglioso della sua scoperta.
Erano anni che il kebab lo prendeva solo lì. Da quando aveva cambiato covo e mondo, non ne aveva più mangiato. In parte perchè non ne aveva avuto ancora modo, in parte perchè temeva di rimanere deluso. Quel pomeriggio però la voglia era tanta, cogliere l'occasione era semplice e quindi decise di provare.

Appena entrato nel locale, notò che l'atmosfera generale era familiare: il bancone, il frigo e la tv perennemente sintonizzata su canali musicali arabeggianti erano esattamente dove immaginava che fossero. Se l'aspettava: a prima vista tutti i kebabbari sono un po' tutti uguali. Avrebbe voluto ordinare una yufka, ma interrogato dal gestore disse solo: "Un kebab". Non sapeva se in quel locale ci fosse differenza tra le due cose, così come il gestore ignorava che lui lo preferisse completo e con doppio piccante. Pensò che certe cose le avrebbero scoperte insieme, col passare tempo.
Notò con piacere che in frigo era presente una discreta selezione di birre, una pecca che aveva sempre riconosciuto al suo kebabbaro precedente. Ne prese una, proprio mentre gli venne servito il kebab.
Appena lo ebbe assaggiato, capì subito di avere un problema. Per quanto il sapore fosse familiare, non gli sembrava paragonabile a ciò cui era abituato. Di sicuro lo avrebbe mangiato, ma con la perenne sensazione di aver avuto, e di poter avere, di meglio.
Si rese conto che, per quanti kebabbari avesse frequentato nella sua vita, avrebbe sempre cercato in essi quel qualcosa che aveva perso ma che adorava. Era una questione di odori, di commistione di sapori, che non riusciva bene a definire. Una questione di chimica. Nessuno sarebbe riuscito a cancellarne il ricordo: avrebbe per sempre cercato il suo kebabbaro.
Si stupì nel rivolgere pensieri del genere a un panino ripeno di carne.

"Beh, mi succede solo per il kebab" pensò tra sè "In effetti poteva andare peggio..."

Dopo quell'esplosione di cinismo si ritrovò, come spesso succedeva, a sorridere da solo.
Decise di ripetere a Nemesi il pensiero che aveva avuto; immaginò che ne avrebbe riso per un momento, ripiegando poi sulla sua tipica espressione di disapprovazione non appena avesse recuperato la consapevolezza di essere buona. Reagiva sempre in quel modo alle sue boutade politicamente scorrette; Nemico definiva quei momenti risate col cilicio.
Sorrise ancora, notando con la coda dell'occhio che il gestore del locale lo fissava con aria interrogativa.
Consumò velocemente il suo kebab, contento di poterlo accostare ad una birra ghiacciata. Poi, tornò da dove era venuto.


02 giu 2009

Ho un cerchio alla testa: è dura fare il re della foresta.

Quello che non ho, è il tempo.

Tempo per me, per scrivere di me. Eppure ne ho bisogno.

Il post che chiuderà il ciclo della resa è in cantiere da giorni, ma per completarlo ho bisogno di dedicarmici con calma. Di tante altre cose vorrei parlare: la Zia Suzi e i 5.000 km, il non far finta di adeguarsi, il tornare a respirare aria di casa, i film che guardo e i libri che leggo; la resa però ha la priorità, ho bisogno per l'ultima volta di mettere nero su bianco (e in questo il layout del blog mi aiuta) alcune cose.

Per adesso, ho tanta stanchezza addosso da scrollare via. Stanchezza bella però, che sa di facce da treno, di serate in cui il tardi diventa presto, di mare, di buone cose da mangiare e di tanto altro ancora.

Sono felice?

Non proprio.

E allora?

Allegro con brio.

25 mag 2009

Fare di ogni fine un buon inizio

"Oh, com'è bello sentirsi profondamente intelligenti, per il Sesso sdilinquersi, per la Donna restare indifferenti... Rispondere a ogni inchiesta, avere sempre un'opinione, sottoscrivere una protesta, spiegare la situazione... Oh, com'è bello orientarsi con la moda che passa, continuamente rifarsi alla cultura di massa... Giurare sull'arte impegnata, ripetere che l'Industria è bella, e chiudere la giornata con un colpo di rivoltella..."

Mesi fa mi preparavo a scrivere un post con quest'incipit. Mai finito, e mai pubblicato. Da allora molte cose sono cambiate, e il ciclo della resa si concluderà in modo diverso. Ho avuto le spalle abbastanza larghe per caricarmi addosso il peso di tutto. Da solo, o quasi. L'accanimento, i contadini col forcone, i "buoni" moralizzatori dell'ultima ora, le omissioni per il bene non si sa di chi. Ma soprattutto, la mia colpa.
Avevo un ammasso di merda in mano, l'ho buttato contro il ventilatore del soffitto e l'ho sparso per tutta la stanza. In un primo momento, ho nascosto la testa sotto il cuscino. Non volevo vedere, vergognandomi di quello che avevo fatto. Ora, ne guardo le macchie alle pareti e ne individuo le strane forme. Meravigliandomi.
Non sento, come invece crede chi definisce ironicamente i miei raccontini "capolavori letterari", di aver rovinato la mia vita. Ci mancherebbe. Semplicemente, ho vissuto un cambiamento repentino. Una brusca virata, così improvvisa che nella concitazione mi sono dato da solo il boma in testa. Un male cane, e ne sento ancora il bernoccolo. Però certe cose non vengono fuori finchè non ci sbatti...
Da tutto questo sono emerse anche delle cose belle: una tra tutte, l'Uomo Focaccina. Lui è entrato quando il resto del mondo usciva, e non è una cosa da poco. L'Uomo Focaccina è morbido, ma con una crosta croccante. Sa ascoltare, è coinvolto ma comunque distaccato. L'Uomo Focaccina dice sempre ciò che pensa, dà consigli intelligenti ma senza pretendere che vengano seguiti. E' capace di cogliere il lato grottesco di tutta questa storia, ridendone. L'Uomo Focaccina odia le focaccine, e questo rende ancora più azzeccato e divertente il soprannome che gli ho dato...


19 mag 2009

Telaio e manubrio cromato

Stasera ascolto una delle mie canzoni preferite del Signor G, "Far finta di essere sani". La trovate qui.

Il testo mi calza alla perfezione, per tantissimi motivi che stasera non mi va di spiegare. Magari, se me lo chiederà, li racconterò al Piccolo Aiutante di Babbo Bastardo. Per la serie: a volte ritornano. In modo molto diverso, ma ritornano.

Comunque, ecco il testo:

FAR FINTA DI ESSERE SANI

Vivere, non riesco a vivere,
ma la mente mi autorizza a credere,
che una storia mia, positiva o no,
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto,
telaio e manubrio cromato,
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani,
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale,
che riesce anche ad esser fedele,
comprando sottane, collane, creme per mani,
far finta di essere sani.
Far finta di essere...

Liberi, sentirsi liberi,
forse per un attimo è possibile,
ma che senso ha se è cosciente in me,
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio,
e faccio un gruppo di studio,
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani,
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia,
che va a realizzarsi in India o in Turchia,
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani,
far finta di essere sani.
Far finta di essere...

Vanno, tutte le coppie vanno,
vanno la mano nella mano,
vanno, anche le cose vanno,
vanno, migliorano piano piano.
Le fabbriche, gli ospedali,
le autostrade, gli asili comunali,
e vedo bambini cantare,
in fila li portano al mare,
non sanno se ridere o piangere,
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

Sì lo so, stasera sono brusco. Non è colpa mia, è che sono di ritorno da due ore al cinema con Russell Crowe e devo averne subito l'influsso...
Comunque, ho un sacco di spunti da cui partire per imbrattare questo blog, la verità è che un po' sono pigro e un po' mi manca il tempo: domani sera si torna a La Higuera (che sofferenza), Mercoledì probabile sessione di PES con l'Uomo Focaccina, Giovedì a sbavare da Pogliani col Cuggino. Boh, vedremo...
La verità è che non riesco a scrivere con la costanza di un professionista, per questo non mi considererò mai uno scrittore (tralasciando il fatto che non ho talento, non ho idee prorompenti, non mi legge praticamente nessuno nè qualcuno si sognerebbe mai di pubblicarmi. Ma questi sono dettagli che si possono tralasciare...)

"Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile."

17 mag 2009

Nemico, Doktor Terror e la spesa intelligente

Sabato, tarda mattinata. Come spesso accade, Nemico è nel suo antro a raccontare la propria vita attraverso stralci di canzoni, venendo regolarmente preso per pazzo dai suoi conoscenti.
Trillo del telefono, è Doktor Terror. Nemico risponde prontamente, cosa che capita abbastanza di rado.

- Pronto...

- Addirittura sei già sveglio?

Non c'è niente da fare, Doktor Terror considererà sempre Nemico un gran fancazzista. E forse in parte ha ragione.

- Veramente da un bel po'.. Tu dove sei?

- Sto tornando a casa... Ehi, da mangiare ho comprato il pane alle noci! Ti piace?

- Sisi, no hay problema.

Nemico con gli anni si era abituato ai pasti frugali. Aveva anche imparato ad apprezzare quell'euforia immotivata che a volte, scaturita da particolari insignificanti, sembrava pervadere Doktor Terror. Spesso accadeva anche a lui di vivere quell'euforia, ma d'altra parte i due condividevano il patrimonio genetico...

- Senti, devo prendere qualcos'altro?

- Sì, compra il dentifricio perchè è finito.

Un'istruzione chiara e semplice, che non lasciava spazio a fraintendimenti.

- Va bene, a tra poco.

Suona il campanello. E' Doktor Terror, in maniche di camicia anche se è sabato mattina. Nemico abbandona il suo antro e va ad aprire; indossa una replica della maglia ufficiale di Mila Hazuki e, all'orecchio sinistro, un pendente colorato a forma di pappagallo.

Pensò di essere il più strano tra i due.

Sicuramente era il più effeminato.


Doktor Terror lo saluta dandogli una schicchera sul pendente a forma di pappagallo, facendolo roteare divertito. Nemico emette un gemito di dolore, portandosi una mano all'orecchio.

Sì, sicuramente era il più effeminato.

- Ho fatto la spesa.

- Lo so...


- Ti ho preso lo spazzolino, il dentifricio me lo sono dimenticato... Vuoi un pezzo di pane alle noci?

- Ma lo spazzolino ce l'ho, era il dentifricio che mi serviva...

- Vabè... Ehi, vieni a vedere che regalo fantastico mi sono fatto...

Sebbene Nemico sia appena stato privato del diritto inalienabile di lavarsi i denti al mattino col dentifricio, segue Doktor Terror in cucina. La curiosità di scoprire quale eclatante regalo una persona possa farsi entrando in un supermercato era troppa.

- Guarda qua!

- Un coltello da cucina?

- Ma non vedi che la lama è bianca? Secondo te che vuol dire?

- Che è di plastica?

Nemico sapeva benissimo che la lama non poteva essere di plastica, ma non riusciva a resistere al piacere di far incazzare Doktor Terror; e il pensiero di avere un figlio scemo era una delle cose che più lo facevano incazzare...

- Congratulazioni, sei veramente molto acuto. La lama è di ceramica, molto più tagliente dell'acciaio e in grado di mantenere per sempre l'affilatura. Deficiente.

- Ah...

Nemico avrebbe preferito un tubetto di dentifricio.

- Dai, prendi qualcosa da tagliare! Questo pacchetto di sigarette sul tavolo è pieno?

- Sì...

- Meglio così...

- No, eddai aspetta! Ne vado a prendere uno vuoto di là, tanto ne ho una caterva...

- Prendine un po', facciamo a chi ne taglia di più in un colpo solo!

Allucinazioni competitive calate in un contesto estremamente stupido. Il tubetto di dentifricio diventava un pensiero sempre più lontano...

- Metti un tagliere sotto i pacchetti, iniziamo con due uno sull'altro...

- Ok! Ehi, ma quanto l'hai pagato questo aggeggio?

- Eh...

Nemico si ricordò in quel momento il perchè anni fa aveva fatto la scelta che ora gli costava ogni giorno 11 ore del suo tempo: non essere mai costretto ad annegare la sua parte più genuina e infantile nella contingenza. Usare il suo poco tempo libero a disposizione per viziare il bambino che aveva dentro, accontentando ogni suo capriccio e non dicendogli mai: "Ora non si può, magari lo compriamo al ritorno".

- Ne ho tagliati cinque insieme, ho vinto! Hai visto che sa fare il tuo vecchio padre?

- Shoooooogun!!!!

Sì, era questo che stava cercando di fare. Era questo il perchè ne valeva la pena.


14 mag 2009

Pensiero del giorno

Stasera tornerò ad essere centauro.

Il Vecchio ha deciso di affidarmi la sua moto, presa anni fa con entusiasmo, ma che poi ha finito per essere utilizzata da lui sempre più raramente.

Adesso, per tornare a dov'ero prima, mi manca solo una donna. Spero non accada ciò che è successo per la moto, anche se un finale edipico a sorpresa calzerebbe bene in tutta questa storia...

12 mag 2009

Il passato è inutile

Stasera avrei voluto scrivere. Avevo in mente un raccontino, ma come spesso accade Nemesi mi ha inibito con le sue paturnie. Volevo ripiegare sull'introspezione raccontando di Ubi Maior, limature di ossa e cuffie grondanti sangue che mi fanno capire quanto sia diventato accomodante. Semplicemente, non è serata. L'idea di andare a letto, poi il trillo e l'immediata consapevolezza che per dormire avrei dovuto attendere un altro giorno. Ma va benissimo così.

Mi accomiato con una poesiola del caro Hank, che esprime tutto e niente di questa situazione:

POSTA

La posta aumenta.
Lettere su lettere per dirmi
che grande scrittore
che sono,
e poesie, romanzi, novelle,
racconti, ritratti.
Qualcuno chiede solo un autografo,
un disegno, una parola.
Altri propongono una corrispondenza
permanente.
Io leggo tutto, butto tutto,
faccio i miei
affari.
So bene che nessuno è
un"grande"scrittore.
Può esserlo
stato,
ma scrivere è un'impresa
che ricomincia da capo
ogni volta
e tutti gli elogi,
i sigari, le bottiglie
di vino inviate
in tuo onore
non garantiscono
come sarà la riga successiva,
e soltanto quella conta,
il passato è
inutile,
siede sulle ginocchia
degli dei
mentre i secoli
svaniscono
nel loro marcio
celere
sfarzo.

Charles Bukowski


09 mag 2009

Auto Compiacimento

Mettere in valigia il Nikpod II, le chiavi di casa e altra roba imprecisata per fare volume;

Dare un ultimo sguardo commosso all'arredamento;

Entrare in macchina e perdere 10 minuti per la scelta del primo cd da sentire;

Citare scaramanticamente il "Gruppo Vacanze Piemonte" mentre si accende il motore;

Milano che inizia la sua serata, mentre tu sei diretto verso il "Liberi Tutti" di Melegnano;

Canticchiare "Una gita sul Po" mentre si percorre il ponte all'altezza di Piacenza;

La falsa esultanza ogni volta che si passa da una regione all'altra;

La prima sosta a Bologna per mangiare, col dubbio tra Icaro e Rustichella che ti assale;

I primi sintomi di assopimento, che non t'impediscono di rispondere stoicamente di no quando ti viene chiesto di mettere un po' di radio;

Ravenna, poi Rimini e Riccione: il primo mare;

Ancona e il mix caffeina-nicotina-taurina per tirare almeno fino a Pescara;

La Puglia che ti accoglie col lago di Lesina;

Foggia: ormai ci sei quasi. L'alba sul mare alla tua sinistra, gli ulivi alla tua destra;

Bari, uscita 11. Lodare il San Nicola con una cadenza volutamente esagerata. Puntare la grande N;

Partire sgasando dall'ultimo incrocio che ti separa dalla meta;

Casa. La mamma, i cani, il fratellame. Odore di caffè. Telefonare al Vecchio per chiedergli quando passerà a mostrarti i bicipiti. La stanchezza che ti monta addosso di colpo.

Il divano. Occhi socchiusi.

Dissolvenza.